Perché leggiamo romance?

Un viaggio tra emozioni, bisogni e desideri universali alla ricerca di una sola risposta: perché leggiamo (e scriviamo) romance?

di Mariana Winch Marenghi

Il romance è un genere molto singolare: molto lo denigrano a parole, ma resta uno dei generi più letti di sempre, da un pubblico abbastanza trasversale. La sua forza risiede proprio nel raccontare sempre la stessa storia: due persone che si incontrano e che si innamorano, spesso dovendo superare diverse traversie. Tutto qui? Non direi proprio. Dopo un anno (e qualche mese) di lettura compulsiva e studio attento, mi sono fatta qualche idea in merito e ho cercato una risposta all’annosa domanda: perché leggiamo romance?

Una Struttura ricorrente

Si chiamano tecnicamente trope e sono di fatto dei topoi, ovvero dei temi ricorrenti che guidano la trama verso l’inevitabile conclusione. Ecco la caratteristica principale del romance. Di solito i trope investono sia i personaggi, sia lo sviluppo della storia, creando così dei punti fissi in cui i lettori e le lettrici si possono facilmente riconoscere.
Se siete degli appassionati di Jane Austen, saprete, per esempio, che Orgoglio e pregiudizio è a tutti gli effetti l’antesignano dei trope “enemies to lovers”, ovvero quando i due protagonisti prima di odiano e poi si amano. È uno dei trope più amati perché si basa su tensione, dialoghi brillanti e crescita personale. L’odio iniziale nasconde spesso attrazione e paura di mostrarsi vulnerabili.
Se, invece, avete mai letto “Persone normali” di Sally Rooney, siete incappati nel classico “friends to lovers”, ovvero il racconto di quell’amore che prima è amicizia e poi diventa qualcosa di più. Un trope dolce e realistico, carico di esitazioni e paura di perdere ciò che già esiste.
“Jane Eyre” di Charlotte Brontë è il mio preferito. Perché l’amore cresce lentamente, pagina dopo pagina, avvolge i personaggi e dona loro una ragione per definirsi, prima di tutto, come individui. Tecnicamente questo trope si chiama “slow burn” e spesso fa il paro con il cosiddetto “grumpy x sunshine”, dove l’animo solare di uno dei due personaggi si scontra con quello scontroso e burbero dell’altro finché amore non lo guarisce.
Potrei elencarne altri, ma mi fermo qui. Queste sono strutture narrative, ma non sono ancora la risposta alla nostra domanda. 

Il romance come rifuggio emotivo

Il romance cavalca strutture che sono meno tangibili di una trama o di una caratteristica narrativa. Fanno parte del nostro immaginario emotivo e del modo in cui, ogni lettore, affronta il dolore, la felicità, l’amore stesso.
Ecco perché leggere romance significa, per molti, entrare in uno spazio protetto. Non perché il dolore sia assente – anzi, spesso queste storie sono attraversate da conflitti, perdite, paure e ferite profonde – ma perché il lettore sa che quelle emozioni verranno accolte, attraversate e trasformate. Il romance non nega la sofferenza: le dà un senso.
In un mondo che richiede costantemente performance, razionalità e controllo, il romance legittima l’emotività. Permette di piangere, sospirare, arrabbiarsi e sperare senza doversi giustificare. È uno spazio in cui l’intensità emotiva non è un difetto, ma il cuore stesso della narrazione.
Questo rifugio non è una fuga dalla realtà, bensì una sospensione consapevole. Il lettore sceglie di fermarsi, di rallentare, di ascoltare i battiti emotivi di una storia che parla di legami umani. È un atto di cura: come chi rientra a casa dopo una giornata difficile e si concede silenzio, musica o una coperta. Il romance diventa così un luogo di decompressione emotiva, in cui rimettere ordine nei sentimenti.
In questo senso, la prevedibilità spesso criticata del genere è in realtà una forza. Sapere che l’amore avrà una possibilità non toglie tensione alla storia, ma offre sicurezza al lettore. È una promessa narrativa che consente di affrontare anche temi duri, perché c’è la certezza che il dolore non sarà fine a se stesso.

Lo specchio del lettore

Posso dire che, nel romance, il lettore si specchia nella propria anima. Non si limita a osservare i personaggi: li abita. Questo avviene perché il genere lavora su una materia profondamente interna, fatta di pensieri non detti, esitazioni, desideri trattenuti. A differenza di altri generi, l’azione principale del romance non è esterna ma emotiva: ciò che conta non è solo cosa accade, ma come viene vissuto.
L’identificazione nasce proprio da qui. I personaggi romance raramente sono eroi impeccabili: sbagliano, interpretano male i segnali, hanno paura di esporsi. Sono persone che lottano con l’idea di meritare amore, che portano addosso il peso di esperienze passate, di insicurezze spesso taciute. In questa vulnerabilità il lettore si riconosce, perché è una vulnerabilità quotidiana, comune, umana.
Il romance offre quindi una forma di riconoscimento emotivo: non dice al lettore cosa dovrebbe provare, ma gli restituisce ciò che già prova, spesso senza riuscire a nominarlo. Questo meccanismo crea un senso di intimità profonda con la storia. Sentirsi riconosciuti significa sentirsi legittimati nelle proprie emozioni, anche in quelle considerate eccessive, scomode o poco razionali.

Le regole dell'amore

Il romance attraversa epoche e generi perché non racconta semplicemente storie d’amore, ma relazioni. Il suo nucleo non è il romanticismo in senso estetico, bensì il legame umano: il bisogno di connessione, di essere visti e scelti da qualcun altro.
Che la storia sia ambientata nell’Inghilterra ottocentesca, in una grande città contemporanea o in un mondo fantasy, ciò che rimane costante è la dinamica relazionale. Cambiano i codici sociali, i linguaggi, i vincoli esterni, ma non cambia la tensione tra desiderio e paura, tra autonomia e bisogno dell’altro.
Questa universalità non rende il romance generico, al contrario: lo rende adattabile. Ogni cultura, ogni periodo storico, può declinare l’amore secondo le proprie regole, e il romance diventa uno specchio di quelle regole. Per questo il genere è in grado di parlare a lettori molto diversi tra loro: perché l’esperienza emotiva di base non appartiene a una sola identità, ma a tutte.
Il romance, in questo senso, funziona come una mappa emotiva condivisa. Racconta ciò che cambia e ciò che resta uguale nel modo in cui gli esseri umani si cercano, si perdono e provano a ritrovarsi.

Non solo amore, ma crescita

Una delle idee più riduttive sul romance è che si fermi all’innamoramento. In realtà, il cuore del genere è spesso la trasformazione. L’amore non è il punto di partenza, ma il catalizzatore di un cambiamento più profondo.
I personaggi romance sono chiamati a confrontarsi con se stessi prima ancora che con l’altro: devono imparare a comunicare, a porre confini, a riconoscere i propri bisogni. Molte storie mostrano come il conflitto principale non sia “stare insieme o no”, ma “chi devo diventare per poter amare in modo sano”.
Questo percorso rende il romance un genere fortemente narrativo dal punto di vista della crescita personale. L’amore non arriva come soluzione magica, ma come conseguenza di scelte difficili, di rinunce, di maturazione emotiva. Quando funziona, non cancella le fragilità, ma insegna a conviverci.
In questo senso, il romance propone un’idea di amore non idealizzata ma evolutiva: amare significa cambiare, e cambiare significa assumersi responsabilità. È una visione che sfida lo stereotipo del sentimento passivo e restituisce all’amore una dimensione attiva, consapevole.

Ma perché lo sottovalutano e poi leggono romance?

Il romance è spesso giudicato prima ancora di essere letto. Etichettato come “leggero”, “semplice”, “prevedibile”, viene relegato ai margini del discorso letterario, come se parlare di amore fosse meno nobile che parlare di guerra, morte o alienazione. Questa svalutazione non è casuale: il romance è un genere storicamente e culturalmente associato alle donne, sia come autrici sia come lettrici, e ciò che riguarda il mondo emotivo femminile è stato a lungo considerato secondario.
Eppure, proprio il romance affronta alcune delle questioni più complesse dell’esperienza umana. Parla di consenso e di confini, di corpi che imparano a essere ascoltati, di identità che si formano nel rapporto con l’altro. Racconta il trauma senza trasformarlo in spettacolo, l’emancipazione senza negare il desiderio di essere amati. Mostra relazioni sbagliate, dinamiche tossiche, silenzi che feriscono, e lo fa da un punto di vista interno, emotivo, profondamente empatico.
Il romance non semplifica le emozioni: le prende sul serio. Le esplora, le seziona, le mette in discussione. E soprattutto le rende degne di essere raccontate. In un panorama culturale che spesso premia il distacco emotivo e l’ironia come segni di intelligenza, il romance compie un gesto quasi sovversivo: sceglie la vulnerabilità.
Essere un genere popolare non lo rende meno complesso. Al contrario, la sua diffusione dimostra quanto sia necessario. Milioni di lettori non cercano solo intrattenimento, ma storie che parlino di legami, di scelte affettive, di errori e di possibilità di riparazione. Il romance risponde a questo bisogno senza vergogna, e forse è proprio questo che lo rende scomodo.
Forse il motivo più vero per cui il romance continua a essere letto è questo: ci ricorda che desiderare amore, raccontarlo e prenderlo sul serio non è un segno di ingenuità, ma di umanità.

Ma che romance hai letto?

    Ecco una wishlist romance: dai grandi classici alle voci moderne, per chi vuole capire (o ricordare) perché il romance non passa mai di moda.

    I grandi classici del romanceJane Austen – Orgoglio e pregiudizio
    Un pilastro del romance classico. Elizabeth Bennet e Mr. Darcy dimostrano che l’amore è anche scontro, crescita e superamento dei propri pregiudizi. Ironico, intelligente e sorprendentemente attuale.
    Charlotte Brontë – Jane Eyre
    Una storia d’amore intensa e tormentata, in cui la protagonista non rinuncia mai alla propria dignità. Un romance che parla di indipendenza femminile, scelte morali e passione profonda.
    Emily Brontë – Cime tempestose
    Un amore oscuro e distruttivo, lontano dai canoni del “vissero felici e contenti”. Ideale per chi ama storie intense, viscerali, che esplorano il lato più selvaggio dei sentimenti.
    Romance del Novecento e di transizione
    Erich Segal – Love Story

    Un romanzo breve ma potentissimo, diventato simbolo dell’amore tragico. Dimostra che il romance non ha bisogno di finali felici per essere indimenticabile.
    Romance contemporaneo
    Colleen Hoover – It Ends With Us

    Un romance che va oltre l’idealizzazione dell’amore, affrontando temi delicati come le relazioni tossiche e il coraggio di scegliere se stessi. Emotivamente coinvolgente e molto discusso.
    Beth O’Leary – Appuntamento in affitto

    Leggero, tenero e intelligente. Un romance contemporaneo che mescola ironia e profondità, dimostrando come l’amore possa nascere anche nei modi più inaspettati.
    Sally Rooney – Persone normali

    Un romance introspettivo e realistico, fatto di silenzi, incomprensioni e legami imperfetti. Perfetto per chi ama storie d’amore moderne, lontane dagli stereotipi.
    Federico Moccia – Tre metri sopra il cielo

    Un cult generazionale. Al di là delle opinioni, ha segnato un’epoca raccontando l’amore adolescenziale come esperienza totalizzante, impulsiva e assoluta.
    Felicia Kingsley – Matrimonio di convenienza

    Uno dei volti più amati del romance italiano contemporaneo. Ironico, frizzante e ben costruito, è perfetto per chi cerca una storia d’amore leggera ma coinvolgente.
    Anna Premoli – Ti prego lasciati odiare

    Un romance brillante che gioca con il trope “enemies to lovers”. Dialoghi vivaci, personaggi credibili e una scrittura che rende il genere fresco e moderno.
    Serena Bortone – A te vicino così dolce

    Un romance più intimista, delicato e malinconico, che esplora l’amore nelle sue sfumature quotidiane e meno idealizzate.

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    Voci prima dell’inchiostro è la nuova avventura de il Calamaio Elettronico: un viaggio che nasce dal desiderio di bussare alle porte delle case editrici e di entrare, con curiosità e rispetto, nelle retrovie del mondo editoriale.
    Tra corridoi silenziosi e idee che prendono luce, esploreremo collane, progetti e visioni ancora prima che l’inchiostro incontri la pagina.
    Mettetevi comodi: saremo felici di avervi al nostro fianco, amici e compagni di questo cammino tra parole che stanno per nascere.

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