Tra le nostre righe 

Il Calamaio Elettronico nasce dal desiderio di custodire le parole come si fa con la memoria: con cura, con rispetto, con uno sguardo che non teme di fermarsi. Qui la letteratura è casa, rifugio e specchio. Ogni libro che raccontiamo, ogni storia che scegliamo di accogliere, è un invito a rallentare, a sentire, a pensare.

ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE WHATSAPPNININ: IL ROMANZO DI MARINA TIBERTI EDITO DA 8EDIZIONI È DISPONIBILE IN TUTTE LE LIBRERIE! • ZAKIMORT "LA CUGINA DI DIABOLIK" DI AGENZIA ALFA DI ALEX BETTUCCHI - LEGGI L'ARTICOLOLA MEMORIA DELL'ACQUA: EDITO DA TODARO EDITORE È UN ROMANZO CHE TI TENDE LA MANO. CHE TI GUARDA NEGLI OCCHI E ASPETTA CHE TU SIA PRONTO A SCENDERE • ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE WHATSAPP • TI PIACE SCRIVERE RECENSIONI O ARTICOLI E TI PIACEREBBE FAR PARTE DEL CALAMAIO ELETTRONICO? INFO@ILCALAMAIOELETTRONICO.IT • LEGGI LE NOSTRE ULTIME RECENSIONI •
ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE WHATSAPPNININ: IL ROMANZO DI MARINA TIBERTI EDITO DA 8EDIZIONI È DISPONIBILE IN TUTTE LE LIBRERIE! • ZAKIMORT "LA CUGINA DI DIABOLIK" DI AGENZIA ALFA DI ALEX BETTUCCHI - LEGGI L'ARTICOLOLA MEMORIA DELL'ACQUA: EDITO DA TODARO EDITORE È UN ROMANZO CHE TI TENDE LA MANO. CHE TI GUARDA NEGLI OCCHI E ASPETTA CHE TU SIA PRONTO A SCENDERE • ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE WHATSAPP • TI PIACE SCRIVERE RECENSIONI O ARTICOLI E TI PIACEREBBE FAR PARTE DEL CALAMAIO ELETTRONICO? INFO@ILCALAMAIOELETTRONICO.IT • LEGGI LE NOSTRE ULTIME RECENSIONI •

 ilPodcast

L. Ferdinand Céline | Secondo episodio

Cèline: l'uomo, il genio, l'ombra.

Da un articolo del giornalista Lucio Trevisan
un viaggio in quattro puntate "dentro" il Voyage au bout de la nuit.

Testi introduttivi e conclusivi e montaggio a cura di Salvatore Sconzo
Speaker: Federico Benna
Musiche: Overthinking di StereoSounds | Charcuterie di Ziv Moran

Buon ascolto!

Ascolta il primo episodio

 Non sono solo parole

A cura di Barbara Galimberti

Piccole mani contro il destino

Erica e i suoi fratelli di Elio Vittorini

Un viaggio tra le pagine di un’opera che continua a parlare al presente, ricordandoci come la letteratura sappia dare voce alle fragilità, alle speranze e alle contraddizioni dell’animo umano. 

Buon ascolto!

 La bottega esoterica

A cura di Alessandro Bonet

Simon Mago: l'uomo che volle comprare Dio

La Bottega Esoterica è uno spazio dell’anima, un rifugio per curiosi, cercatori, viandanti dello spirito. Entrate in silenzio. Uscirete con una domanda in più… 
e forse qualche certezza in meno.

Ascolta la quinta puntata oppure CLICCA QUI e leggi l'articolo

 Le recensioni

Li abbiamo letti per voi

Slide Image

I Calcagnanti di Nicolò Moscatelli

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Il caso Jane Eyre di Jasper Fforde

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Corvi di Emma uele Rossi

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Quel che il lampo ha da dirti di Luigi Nacci

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Risplendo non brucio di Ilaria Tuti

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Mafiaville di Gabriele Cantella

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Paranormal Cold Case di Maurizio Faretta

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Nkondi di Leonardo Araneo

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Cuore l'innmorato di Lily Kind

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Il suono dei giornoi di pioggia di Manuel Bova

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Avventure postume di personaggi illustri di Roberto Alajmo e Marco Carapezza

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Il tempo non aspetta nessuno di Salvo Barone

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Anima di Wajdi Mouawad

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Wilma Montesi di Lucio Trevisan

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

La memoria dell'acqua di Christian Verardi

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Alex Complete di Alessandro Falciola

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Lacci di Domenico Starnone

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Alla prossima uscita di Marco Ferrari

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Papavero Rosso di Sara Magnoli

LEGGI LA RECENSIONE

Slide Image

La notte alle mie spalle di Giampaolo Simi - Recensione di Annelies Romanin

LEGGI LA RECENSIONE

Slide Image

Sulla mia strada di Fabio Fantone

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Febbre Alta di Andrea Cotti - Recensione di Annelies Romanin

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

AllHellows di Andrew G. Thomas

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Storia di mia vita di Janek Gorczyca - Recensione di Annelies Romanin

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Polizia di Jo Nesbo - Recensione e "speciale su Harry Hole" di Annelies Romanin

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

I Collezionisti di Paolo Regina

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Tokyo Soup di Ryu Murakami

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Il sangue di Giuda di Gabriele Cantella

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Identità negate di Ferdinando Salamino

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Il dilemma del carnefice di Massimo Tivoli

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

L'arte sconosciuta del volo di Enrico Fovanna

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Le caldi mani degli spiriti di Katherine Arden

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

L'albergo delle tre rose di Augusto De Angelis

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Non sparare di Roberto Pegorini

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Nel fondo più profondo di Roberto Pegorini

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Gli aghi d'oro di Michael McDowell

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

La doppia tela del ragno di Roberto Pegorini

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Butterfly di Martta Kaukonen

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

La governante di Csaba Della Zorza

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Il nido del pettirosso di Lorenzo Sartori

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Il tempo si è fatto breve di Matteo Rampin

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Lo hijab mancante di Roberto Pegorini

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

When the king falls - La sposa di sangue 1 di Marie Niehoff

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Padri e fuggitivi di S.J. Naudè

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Chiodi di Antonio Schiena 

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Che fine ha fatto la neve di Gianluca Morozzi

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Saltblood- Sangue salmastro di Francesca De Tores

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Antropocene Horror di Fabio Malagnini

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Prova a non dormire di Manlio Castagna

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Gli anni del sole stanco di Fulvio Capezzuoli 

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Polvere nel vento - Matteo Rubboli

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Holly di Stephen King

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

I calcagnanti di Nicolò Moscatelli

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

You lke it darker - Salto nel buio di Stephen King

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

La leggenda degli Unici di Alessandro Ricci

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Seidmadur - Lo sciamano di Maddakena Marcarini

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Le sette donne di Jamie Spellman di Rose Wilding

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

La casa sul mare celeste di TJ Klune

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Un sasso nel lago di Matteo Servegnini

LEGGI LA RECENSIONE
Slide Image

Molto livore per nulla di Andrea Ferrari

LEGGI LA RECENSIONE

 ilCalamaioErrante

Viaggi tra storie, memoria e meraviglia

Il volto nascosto del boia

Ci sono figure che la storia consegna alla memoria e figure che invece relega nell’ombra. Non perché siano meno importanti, ma perché la loro esistenza sembra incompatibile con il bisogno umano di riconoscersi negli eroi, nei santi, nei poeti. Il boia appartiene a questa seconda categoria.

È uno dei personaggi più presenti nella storia dell’uomo e, allo stesso tempo, uno dei più invisibili.

Tutti sapevano che esisteva. Quasi nessuno sapeva chi fosse davvero.

Per secoli il boia è stato il braccio della giustizia. O almeno di quella che ogni epoca ha chiamato giustizia. Era colui che eseguiva la sentenza, l’ultimo anello di una catena che iniziava nelle aule dei tribunali e terminava sul patibolo. Non decideva la colpa, non pronunciava la condanna, non scriveva le leggi. Eppure era lui a portarne il peso più evidente.

L’ultimo volto che il condannato vedeva.

L’ultima presenza tra la vita e la morte.

Gli uomini senza nome

Per lungo tempo i boia hanno vissuto ai margini delle città.

Abitavano quartieri separati, case assegnate dalle autorità, spesso lontane dal centro abitato. Venivano evitati nelle osterie, nelle piazze, nei mercati. Erano necessari e al tempo stesso temuti. Lo Stato aveva bisogno delle loro mani, la società della loro assenza.

Molti svolgevano altri mestieri per nascondere la propria identità. Alcuni facevano i conciatori, altri i mercanti, altri ancora gli artigiani. A Roma il più celebre di tutti fu Giovanni Battista Bugatti, passato alla storia come Mastro Titta. Per quasi settant’anni fu il boia dello Stato Pontificio, ma quando non era impegnato nelle esecuzioni conduceva una vita apparentemente ordinaria, vendendo e verniciando ombrelli.

La sua vicenda racconta molto di ciò che significava essere un boia.

Non era soltanto un mestiere.

Era una condizione esistenziale.

Un marchio.

Un’identità che doveva restare nascosta e che proprio per questo finiva per diventare leggenda.

Il paradosso morale

Nella figura del boia si concentra uno dei grandi paradossi della storia umana.

Chi era veramente?

Un assassino autorizzato?

Un funzionario dello Stato?

Un servitore della legge?

Oppure una vittima anch’egli, condannato a compiere ciò che gli altri non volevano fare?

La letteratura si è nutrita di questa ambiguità.

Perché il boia è un uomo che vive sul confine. Non appartiene ai vivi né ai morti. Non è il giudice e non è il condannato. È una figura liminale, sospesa, quasi metafisica.

Forse per questo gli scrittori lo hanno amato.

Il boia nella letteratura

La letteratura ha trasformato il boia in qualcosa di più di un semplice esecutore.

Ne ha fatto una maschera dell’anima.

Da Victor Hugo a Dostoevskij, da Kafka a Camus, il carnefice è diventato il simbolo del rapporto tormentato tra giustizia e pietà.

In L’ultimo giorno di un condannato, Victor Hugo sposta lo sguardo dal boia alla vittima e mette in discussione l’intero sistema della pena di morte. Il carnefice quasi scompare dalla scena, ma proprio questa assenza diventa eloquente: il vero protagonista è il meccanismo che conduce un uomo verso il patibolo.

Dostoevskij affrontò il tema da una prospettiva ancora più intima. Sopravvissuto a una finta esecuzione prima della deportazione in Siberia, conosceva il significato dell’attesa della morte. Nei suoi romanzi la colpa e la punizione non coincidono mai del tutto e la giustizia degli uomini appare spesso incapace di comprendere la complessità dell’animo umano.

Albert Camus, nel Novecento, compì un passo ulteriore. Nei suoi scritti contro la pena capitale il boia diventa quasi secondario. Ciò che conta è la responsabilità collettiva. Se un uomo viene ucciso in nome della legge, sosteneva Camus, la responsabilità non appartiene soltanto alla mano che esegue il gesto, ma alla società che lo autorizza.

Anche Franz Kafka sfiorò questo territorio. Nei suoi mondi opprimenti la condanna precede spesso la colpa e l’esecutore perde un volto preciso. Il carnefice diventa il sistema stesso.

E forse è qui che il boia letterario compie la sua trasformazione definitiva.

Non è più un uomo.

È una funzione.

Una responsabilità distribuita.

Una colpa condivisa.

Quando la poesia incontra il patibolo

Anche la poesia si è confrontata con questa presenza ingombrante.

Uno degli esempi più significativi è quello di Giuseppe Gioachino Belli, che dedicò diversi sonetti a Mastro Titta e alle esecuzioni pubbliche della Roma papalina. Nei suoi versi il boia non è soltanto il carnefice. È un elemento del teatro umano, una figura che rivela le contraddizioni della società e il rapporto ambiguo che il popolo intrattiene con la morte.

La poesia osserva ciò che la cronaca registra.

La cronaca racconta il gesto.

La poesia cerca l’anima.

E così il boia diventa qualcosa di diverso: non più soltanto colui che uccide, ma colui che porta sulle spalle il peso simbolico della morte collettiva.

Da una parte c’è l’etica, che si interroga sulla legittimità della pena e sulla responsabilità individuale.

Dall’altra c’è la poesia, che guarda l’uomo nascosto dietro il ruolo.

Il risultato è una figura tragica, quasi shakespeariana.

Il boia nella musica: la voce dell’ombra

Se la letteratura ha raccontato il boia come figura tragica e misteriosa, anche la musica ne ha raccolto l’eredità.

Uno degli episodi più curiosi e affascinanti riguarda Mina. Quando incise Stay With Me, volle che la voce del boia fosse interpretata da Piero Pelù.

L’aneddoto, raccontato negli anni dagli stessi protagonisti, è diventato quasi leggendario.

Alla telefonata della cantante, Pelù avrebbe risposto incredulo:

«Io? Il boia?»

E Mina, con l’ironia che l’ha sempre contraddistinta, replicò:

«Ma tu non sei El Diablo?»

Dietro quella battuta si nasconde però qualcosa di più profondo.

Mina aveva intuito che il boia, nell’immaginario contemporaneo, non è soltanto un esecutore di sentenze. È una voce oscura, una presenza inquietante, un’ombra che accompagna il destino degli uomini.

Anche nella musica, dunque, il carnefice smette di essere una figura storica e diventa un simbolo universale.

Milano, Antonio Boggia e gli ultimi giorni del patibolo

La storia dei boia incrocia anche una delle vicende criminali più celebri dell’Ottocento italiano.

Quella di Antonio Boggia.

Muratore, truffatore e assassino seriale ante litteram, Boggia terrorizzò la Milano degli anni che precedettero l’Unità d’Italia. Uccise più persone per interesse economico e tentò di occultarne i corpi, guadagnandosi il titolo di primo serial killer della storia milanese.

Quando fu condannato a morte, nel 1862, accadde qualcosa di significativo.

A Milano la figura del boia era ormai praticamente scomparsa. Per eseguire la sentenza si dovette ricorrere a carnefici provenienti da altre città del Regno, secondo le cronache dell’epoca uno da Torino e uno da Parma.

È un dettaglio che racconta un cambiamento storico.

La modernità stava avanzando.

Le esecuzioni pubbliche continuavano a esistere, ma la figura del carnefice cominciava a diventare un residuo del passato.

Come se la società volesse ancora la pena, ma non più il suo volto.

L’ultimo boia

Quando si parla di boia, il nome che emerge più di ogni altro è quello di Mastro Titta. Non fu l’ultimo boia italiano in senso assoluto, ma fu certamente l’ultimo grande boia a entrare nell’immaginario collettivo e il più celebre della nostra storia.

Dopo di lui altri esecutori continuarono a operare nell’Italia unita, ma sempre più lontani dagli occhi della popolazione.

Il loro destino fu quello di tutti i carnefici moderni.

Scomparire.

Non solo dalle piazze.

Anche dalla memoria.

L’ombra che rimane

Oggi il boia non esiste più nelle nostre piazze.

Non attraversa più i ponti all’alba.

Non sale più sul patibolo davanti alla folla.

Eppure continua ad abitare il nostro immaginario.

Lo ritroviamo nei romanzi, nelle poesie, nelle canzoni, nei film, nelle cronache nere. Ogni volta che una storia parla del confine tra giustizia e vendetta, tra colpa e punizione, il fantasma del boia torna a camminare accanto a noi.

Forse perché rappresenta una domanda che non abbiamo mai smesso di porci.

Chi porta davvero il peso delle nostre sentenze?

E soprattutto: quando una società decide di punire, chi è il vero carnefice?

L’uomo che abbassa la lama o la comunità che glielo ordina?

Forse il mistero del boia non è mai stato il suo nome.

Non importa sapere chi fosse davvero l’uomo nascosto sotto il cappuccio, dove abitasse o quale volto mostrasse quando tornava a casa.

Il vero mistero è un altro.

È capire perché, ogni volta che una società decide di punire qualcuno, senta il bisogno di nascondere chi esegue quella decisione.

Come se l’umanità, da sempre, avesse compreso una verità difficile da accettare: il boia non è soltanto colui che impugna la lama.

Il boia è anche la coscienza collettiva che quella lama ha voluto forgiare.

Ed è forse per questo che continua ad affascinarci.

Perché dietro il cappuccio del carnefice non vediamo soltanto un uomo.

Vediamo il riflesso delle nostre paure, delle nostre contraddizioni e della domanda più antica di tutte: fino a che punto siamo disposti a spingerci in nome della giustizia?

Salvatore Sconzo

ASCOLTA ilCalamaioErrante
Voce di Federico Benna

Musica: Chasing Horizons di Charlie Ryan


 Book Break

    Note a cura di Salvatore Sconzo | Speaker Clara Abati

🎧 Ep. 6 - Back Home di Leonardo Araneo

E se la casa che stiamo cercando da tutta una vita non fosse un luogo?
Se non fosse fatta di mura, finestre e ricordi?
Se fosse invece un respiro?
Alle volte è questione di porsi le domande giuste.

Buon ascolto!


 La voce de ilcalamaioelettronico.it

A cura di Salvatore Sconzo | Speaker Alessio Maria Maffei

🎧 Ep. 3

Un viaggio nella letteratura che ha dato voce al mondo
invisibile C’è una domanda che attraversa la storia della letteratura come
una traccia silenziosa nel bosco: cosa pensano gli animali?

Buon ascolto!


 Inchiostro d'autore - intervista, voce che resta

A cura di Salvatore Sconzo | Speaker Federico benna

Intervista a Michele Orti Manara

In questa nuova conversazione abbiamo provato ad attraversare insieme all’autore le pieghe più profonde del libro: la nascita della storia, i personaggi, le domande morali che attraversano la narrazione e quel sottile confine tra memoria e responsabilità che la letteratura, forse più di ogni altra forma, riesce a illuminare.

Buon Ascolto!


 Inchiostro d'autore - intervista, voce che resta

A cura di Salvatore Sconzo | Speaker Federico benna

Intervista a Gianfranco Nerozzi

C’è un buio che non spaventa, ma chiama.
È il buio che vive nei silenzi, negli occhi di chi ha visto troppo, nei sogni che si spezzano come specchi.
Gianfranco Nerozzi lo conosce bene: lo attraversa con la parola, lo doma con l’inchiostro e ne parla ai microfoni de l'inchiostro d'autore!

 Buon Ascolto!